Il fascismo a Bari

L’adesione al Fascismo a Bari fu un fenomeno complesso. Nel resto dell’Italia meridionale il potere locale era in mano a forze conservatrici e il proletariato non era molto organizzato pertanto il Fascismo fu un fenomeno esterno e imposto dall’alto.
Al contrario a Bari i continui scioperi infastidirono i “palazzuoli” (imprenditori e speculatori edili) e i “pescecani” (coloro che si erano arricchiti con la Prima Guerra Mondiale). Questi allora organizzarono gruppi armati che provocavano la classe operaia.
In realtà il quadro politico barese era molto disgregato. Nel 1920 vinsero le elezioni i gruppi alleati dei liberal- democratici., l’Associazione degli impiegati e parte del partito dell’ex sindaco Bottalico. Venne eletto sindaco Raffaele Bovio. La situazione era però incandescente. La società barese era molto cambiata: la differenza tra il ceto piccolo e medio borghese e l’alta borghesia proveniente dal commercio e dall’industria era molto forte. I continui scioperi preoccuparono le opposizioni e i capitalisti dell’industria e del commercio si organizzarono. 
Intanto il clima nazionale si era surriscaldato. Giolitti aveva creato il Blocco Nazionale per vincere le elezioni del 1921, unendo le forze conservatrici di destra per sconfiggere le forze cattoliche e popolari. La conseguenza fu però il rafforzamento di Mussolini che fondò il Partito Fascista e ottenne numerosi seggi al parlamento, anche se le elezioni furono vinte dalla sinistra.
Sentendosi minacciati dal “pericolo rosso”, imprenditori e possidenti si appoggiarono al movimento fascista. In questo clima si svolsero i fatti della Camera del Lavoro di Bari nell’agosto del 1922, una delle ultime resistenze al Fascismo. In quella occasione con l’aiuto delle autorità di governo, gli organi dirigenti cittadini soffocarono la classe operaia e popolare che rivendicava la libertà di sciopero. Di qui la deriva autoritaria. Favorevoli al Fascismo era l’ambiente economico, i nazionalisti e le associazioni dei combattenti, delusi per l’esito della prima guerra, che speravano in nuove possibilità per il Sud per la soluzione ai suoi problemi. Gli oppositori erano i liberali democratici e i popolari che avevano la loro voce nei giornali “Humanitas” e “Risveglio”.
In questo frangente i borghesi si rivelarono veri opportunisti, il notabilato rimase diviso, mentre gli industriali, prima entusiasti, rimarranno poi delusi. Mentre continuavano le tensioni interne nella società barese, la coalizione tra Partito Fascista e gli ex – combattenti, sotto la guida di Araldo Di Crollalanza
 Araldo Di Crollalanza volle creare una nuova forza politica autonoma, libera dai trasformismi politici e dai vecchi gruppi di potere. L’intento era raccogliere credibilità tra le masse popolari e opporsi ai gruppi socialisti  
  Si voleva presentare il Partito Fascista come il vero rinnovatore. Per questo il De Grecis fu estromesso dal giornale “Gazzetta di Puglia” e fu nominato Raffaele Gorjux nel Consiglio di amministrazione e lo stesso Di Crollalanza nella redazione. Attraverso il sindacalismo fascista si volevano conquistare le masse operaie e il ceto medio della città. 
La propaganda fascista dichiarava che la città avrebbe avuto funzioni direttive.
Il sindaco Bovio fu costretto a dimettersi nel 1923. 
Intanto, dopo il delitto Matteotti, i l Partito Fascista era in difficoltà. Ricominciarono gli scioperi, gli ex combattenti uscirono dal partito e l’opposizione tentò di riorganizzarsi. Si rafforzò a questo punto la parte più intransigente del Partito Fascista a cui si poggiò l’imprenditoria affaristica e nacquero i giornali “Puglia Fascista“ e “Asso di bastone”.  Nell’ottobre del 1925 arrivò in Puglia Farinacci, terribile fascista, e si moltiplicarono gli atti di violenza. In città vi era una grossa presenza di tessuto democratico soprattutto tra i post telegrafonici e i ferrovieri, gli impiegati della Finanza e del Credito Italiano. Di conseguenza ci furono licenziamenti di massa e fu dimezzato il numero dei dipendenti della pubblica amministrazione.
Fu sciolta la sezione barese dell’Associazione Ingegneri e architetti a seguito delle violenze subite dai suoi esponenti e fu ricostituita con persone di sicura fede fascista.
 Non appena il nuovo gruppo si insediò al potere vi furono alcune mosse importanti per dare prestigio alla città. La  Corte d’Appello fu trasferita da Trani a Bari, nel gennaio 1925 fu istituita l’Università e si avviarono i nuovi lavori al porto. In tale maniera veniva conquistato il consenso della popolazione barese. Il motto era “missione nazionale da compiere”. Il 26 dicembre 1926 Di Crollalanza divenne Podestà di Bari. Egli raccoglieva le simpatie dell’aria rivoluzionaria, ma era anche fascista della prima ora, legato a Mussolini.
Due erano gli obiettivi che egli si proponeva: rettitudine amministrativa contro il tradizionale affarismo della classe politica ed efficientismo. Promosse quindi la funzione direzionale della città e avviò i lavori pubblici. In realtà la politica fascista affossò l’economia della città e presto gli imprenditori, che si erano arricchiti durante il periodo giolittiano e poi bellico, all’inizio entusiasti, si sentirono traditi, mentre le antiche famiglie rimasero escluse dal governo della città.

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