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…come risarcimento la memoria

Siamo nella Polonia meridionale, ad Oswiecim, una città di poco meno di 50mila abitanti. Per individuarla su una carta geografica, bisogna disporre di un buon atlante con piante di scala millimetrica. Diversamente è come se non esistesse, per essere così poco conosciuta. Ma sono migliaia ogni anno le persone che vi si recano, anche se alle agenzie di viaggio si può esser certi che mai nessuno ha chiesto esplicitamente un biglietto per Oswiecim. C’è che la sua denominazione più nota in assoluto è quella terribile di Auschwitz, evocatrice di una mostruosità che accompagnerà per sempre, sino alla fine dei tempi, la storia dell’umanità: la SHOAH! Sembra quasi un odioso paradosso che lì dove il popolo ebreo ha subìto dalla Germania nazista la più feroce delle persecuzioni, a prevalere sia stata la denominazione tedesca di Auschwitz su quella polacca di Oswiecim; così come al villaggio poco distante di Brzezinka, che significa betulla, fu imposta e permane la traduzione nel germanico Birkenau. Auschwitz è invece solo un toponimo, non significa nulla se non la quasi certa trasposizione fonetica di Oswiecim.

I campi di sterminio erano dislocati su una superficie complessiva di 42 chilometri quadrati e divisi in tre sezioni: Auschwitz 1 a ridosso del villaggio di Owsianka con il compito di smistare i prigionieri il cui arrivo era massiccio e incessante; Auschwitz 2, presso Birkenau, dotato di camere a gas e forni crematori; Auschwitz 3 punto di riferimento di una quarantina di campi minori.

Le uccisioni oltre che con la gasazione, venivano eseguite con iniezioni di fenolo, per fucilazione, impiccagione; molti i decessi per fame, malattie, maltrattamenti. Vi morirono complessivamente 1 milione e 500 mila persone, nella stragrande maggioranza ebrei di 27 diverse nazionalità, esiti delle deportazioni effettuate per l’intera Europa. Fra le vittime anche detenuti politici antinazisti.

Visitare questi luoghi non è solo un atto di partecipe omaggio alla memoria di tanti innocenti, ai pochi sopravvissuti ed ai loro parenti, ma anche un gesto di rispetto verso se stessi perché l’animo “tocchi” da vicino quell’immane tragedia cui è possibile offrire come unico risarcimento la MEMORIA, perpetuandola perché tutte le generazioni che seguiranno possano serbarla e rendere concreto e non rituale il “mai più” che periodicamente lanciamo come sfida alle folli bestialità delle guerre.

Federico Pirro | Fra le ombre di Auschwitz

Federico Pirro | Fra le ombre di Auschwitz | Mario Adda Editore (2011)

Un viaggio vissuto come un pellegrinaggio nei luoghi della Shoah, di quel genocidio perpetrato dalla criminale ideologia nazista con la complicità di quanti voltarono le spalle. Il "mai più" che troppo sbrigativamente si oppone a quel martirio, può avere forza e speranza solo dai giovani, se li aiuteremo a cogliere il grido che si sprigiona da quelle pietre mute.

 

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