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Mezzo secolo di libri. Ed è solo l’inizio

di Lino Patruno


Difficile dire se la Puglia sia stupenda per le sue finestre sempre aperte sul sole. O se lo sia per la sua cascata di luce. O se lo sia per il mare che le brilla intorno. Certo la Puglia non sarebbe il sortilegio che è, se non ci fosse l’editore Adda. Eliminiamo i suoi libri e vediamo cosa resta di questa terra baciata da Dio. Senza nulla togliere ad altri, per carità. Ma Adda ha fatto e continua a fare per la Puglia ciò che nessuno ha mai fatto per altre regioni d’Italia.

Correva la primavera di cinquant’anni fa quando un uomo dall’argento vivo addosso si mise una grande idea per la testa. Pensò: qui o si fa la Puglia o si muore. Quell’uomo si chiamava Mario Adda. Elegante, baffetti fatali, sempre sorridente: un Clark Gable senza cinema. Da direttore della filiale Zanichelli nella regione, andava per scuole più di professori e alunni. Vendeva la cosiddetta “scolastica”, libri da leggere al di là delle lezioni. Con un’unica grande amarezza nel suo evidente successo: ma perché non stimolare i ragazzi a guardarsi intorno, a capire quale fortuna sia essere nati e vivere in un posto così?

Da allora dove c’è Puglia c’è Adda. E dove c’è Adda c’è Puglia. Inutile dire che nulla sarebbe nato se il nostro Mario non fosse stato il martello pneumatico che era. Tipico barese che stava sempre a inventarsene una. Una determinazione ai limiti della cocciutaggine. E tipico barese dal contagioso fare spiccio e concreto. Non senza, ovvio, il valore scientifico dei testi che cominciò a sfornare con l’adesione crescente dell’“intellighenzia” in un tempo in cui era molto più riconosciuta di ora.

Nacque allora quello Scopriamo la Puglia a cura del preside Michele Palmieri del “Vivante” di Bari, che fu una pietra miliare e non solo per le scuole medie. Poi Puglia turismo arte folklore vinse il premio Montecatini come miglior libro turistico dell’anno. E furono gettati allora i semi di quel vastissimo catalogo di oltre 2mila titoli con 1620 autori (al 90 per cento pugliesi) che è un giusto vanto della Adda. Grazie alla quale oggi non c’è cattedrale, castello, grotta, borgo, città, masseria, chiesa, palazzo, ambiente, non c’è brandello di storia di Puglia che non abbia avuto le sue luci della ribalta. E non c’è festa, folklore, tradizione, cucina senza il suo cono di celebrità. Con un altro dei marchi di origine della ditta: le meravigliose foto d’autore che contribuiscono a rendere giustizia a una regione spesso più conosciuta a chi un giorno la toccò arrivandoci che ai pugliesi stessi.

Quando Mario se ne andò con la sua Puglia negli occhi e nel cuore, il testimone era già in buone mani. 1984. Il figlio Giacomo forse non è a prima vista un martello pneumatico ma peggio, in senso buono. Egli pare provenire dritto dritto dalla filosofia Zen: quella che definisce l’acqua l’elemento perfetto in natura. Giacomo è la goccia d’acqua che arriva ovunque. Tanto più discreto nelle occasioni ufficiali quanto più ubiquo nelle librerie e nelle case di chiunque ami se stesso e i colori, i sapori, gli odori, la malìa che lo circonda. E già rullano in pista i figli Mario e Alessandro.

Ben ne colga per la Puglia. Oggi le collane della Adda Editore sono un viaggio ininterrotto nella storia e nell’archeologia, nei personaggi e nei costumi, nella cultura popolare e nei territori, nei miti e nelle leggende della regione. Ma anche nella poesia e nel teatro, nella narrativa e nella sociologia. Con una crescita continua di temi, uno scandaglio permanente in un grande volume millenario che chiede solo di scoprire le sue pagine. E crescita continua anche di titoli, ora oltre 50 l’anno.

Ma non solo Puglia. Perché le scorribande in Basilicata sono sempre più frequenti, tanto per ricordare che si parla di cugini dagli sconfinati traguardi comuni se si mettessero insieme le reciproche diversità. La solare Puglia dai vasti cieli e la ombrosa Basilicata dagli angoli misteriosi. La razionalità pugliese e l’introspezione lucana.

Insomma un grande patrimonio setacciato dalle competenze, dalle sensibilità, dalle emozioni itineranti di testimoni con un irrinunciabile obiettivo: la costruzione di una identità collettiva senza la quale non c’è amor proprio né capacità di trasmettere nulla agli altri. Retorico chiedersi quanto il marchio Adda abbia contribuito al marchio della regione soprattutto in un campo dalla spietata concorrenza come il turismo. La guida nelle mani si chiama Adda. E non meraviglia che le opere di Adda, dai manuali in su, siano tradotte in inglese, francese, tedesco, spagnolo, russo, ceko, olandese, giapponese. Una missione di affetto e conoscenza. In collaborazione con istituti universitari e mondo del giornalismo.

Castel del Monte in testa. Con autori, tanto per fare qualche nome, come Cosimo Damiano Fonseca, Raffaele Nigro, Stella Calò Mariani, Gioia Bertelli, Bianca Tragni, Vito Melchiorre, Raffaele Licinio, Giosuè Musca, Luigi Mongiello, Stefania Mola, Vito Maurogiovanni, Nino Lavermicocca, Michele Cristallo, Oscar Iarussi. E stranieri come l’Haseloff dell’architettura sveva, lo Sthamer dell’epopea federiciana, il Willemsen appunto di Castel del Monte.

E le foto, le foto. Nicola Amato e Sergio Leonardi sono gli obiettivi il cui fin è la meraviglia. La bellezza fissata come un incantesimo. Un apporto fondamentale per il raffinato artigianato che Adda continua a perseguire, un prodotto-libro dall’eleganza fatta a mano. E più che una editrice, una fabbrica culturale che si completa con riviste, eventi, catalogazioni, prodotti multimediali, mostre (ben 12 finora).

Ora si potrebbe anche sospettare l’aria di celebrazione, la retorica del compleanno. Il mezzo secolo non le disdegnerebbe. Anche Adda non si preclude incursioni nel pronto all’uso in un Paese di lettori frettolosi, anzi di non lettori, in cui fare l’editore non è la migliore pensata possibile. E in cui il sostegno alla cultura sembra tempo e denaro perso perché la cultura non darebbe da mangiare. Povera patria incapace di capire quanta ricchezza ha in seno e quanto sia capace di sprecarla. E però, e per fortuna, è anche vero che se la Puglia è oggi di moda, se è l’oscuro oggetto del desiderio dei pellegrini a caccia di un senso, un piccolo grazie alla Adda lo dovrebbe. E così sia.

P.S. Comunicazione di servizio: Adda è un editore che continua a pagare gli autori. Nessuno dica, con l’aria che tira, che è una ovvietà. 

 

30 aprile 2013 | ore 13:50

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